No agli allevamenti di animali negli Eco villaggi

In molte antiche tradizioni si considera vera conoscenza solo quella sperimentata, il resto è considerato informazione. Inoltre i maestri devono educare con l'esempio e, non vi è dubbio che, oggi, chi intraprende un percorso di costruttivo, abitativo e/o lavorativo in un Eco villaggio, rappresenta una avanguardia, speriamo ancora per poco.

Sappiamo, e vi sono molte pubblicazioni scientifiche in tal senso, che si mangia troppa carne. Ciò rientra comunque nella discrezionalità di ciascun individuo, anche se per scelta noi non mangiamo carne nè altri prodotti di origine animale.

Il problema è Madre Terra.

In Italia si mangiano circa 90 chili di carne l’anno pro capite, negli Stati Uniti 112 kg, la media mondiale era invece nel 2009 di c.a. 36 kg.

A questi livelli la produzione della carne necessaria per rifornire le nazioni occidentali richiede un enorme consumo di risorse naturali che sono sostenibili solo se questa distorsione alimentare affligge una piccola parte della popolazione mondiale, ma dal momento in cui i paesi emergenti per imitare quelli cd sviluppati aumentano a loro volta il consumo pro capite di carne, il pianeta terra non ha più superfici coltivabili sufficienti e acqua per garantire la dipendenza alimentare dalla carne ad una fetta così ampia di popolazione.

La produzione di carne, già 15 anni fa, secondo le statistiche ufficiali, richiedeva il 32% delle terre coltivate per il pascolo, ed è ora responsabile del 22% dell’effetto serra complessivo (rapporto FAO “Livestock’s long shadow”, 2007).

Il grado di inquinamento dato dagli allevamenti di bestiame è così elevato che nel 2007 The Lancet, quotata rivista scientifica inglese, pubblicò un articolo successivamente ripreso dallo Scientific American, secondo il quale la popolazione mondiale dovrebbe ridurre il consumo di carne di 10 g/giorno/pro-capite, passando quindi da g 100 a g 90 (il 10% in meno dei consumi medi attuali), per ridurre gli effetti della zootecnia e dell’agricoltura sui cambiamenti climatici, con una parallela migliore distribuzione del consumo riducendo la forbice fra le diverse popolazioni. Secondo gli scienziati Tony McMichael (Australian National University) e John Powles (Università di Cambridge) che hanno pubblicato l’articolo di The Lancet, in pratica gli Stati Uniti, dovrebbero ridurre ad un quarto il consumo di carne portandolo da 112 kg/pro-capite/anno a circa 32 kg, mentre l’Italia dovrebbe ridurre il consumo di circa un terzo, da 90 kg a 31 kg, il Giappone invece potrebbe rimanere poco al di sotto di oggi passando da 40 kg (di questi la carne bovina rappresenta solo 11 kg) a 33 kg.

Di fronte a questi numeri e a queste evidenze non possiamo rimanere impassibili. Quindi chiediamo a tutto coloro che intendono realizzare un Eco villaggio, di soprassedere dal inserirvi allevamenti di animali, nè la macellazione dovrebbe essere praticata in un Eco villaggio, se non altro per questioni "energetiche".

Il costo energetico della carne

Il consumo di carne comporta anche un elevato costo energetico.

Per fare un kg di carne bovina edibile (un bovino pesa circa kg 600-800), occorrono circa kg 70 di fieno e cereali, e dai 15.000 ai 40.000 litri di acqua. Un bovino infatti nel corso della sua vita (circa due-tre anni, mentre per il vitellone 18-24 mesi) consuma in media oltre 30 tonnellate di cereali, e 20.000 tonnellate di acqua. In pratica per alimentare un bovino è necessario circa un ettaro di terra fertile.

La coltivazione dei cereali in media consuma 200 litri per kg, ma un kg. di cereali misti è in grado di sfamare una persona al pari di un kg di carne. Lo svantaggio energetico della carne è evidente ed incolmabile. Sono numeri imponenti

Maurizio Cattaneo