Domande & Risposte

Piccoli comuni: quali vantaggi possono derivare per il comune dal sostegno ad un insediamento abitativo come eco villaggio?

Lo scorso novembre, in un convegno organizzato a Forlimpopoli (FC), abbiamo presentato i nostri progetti ad un gruppo di sindaci della Romagna, i quali dopo aver superato l’iniziale equivoco che ci ha fatto passare per un gruppo di hippies che cercavano di sistemarsi in un villaggio a spese del comune (purtroppo la parola eco villaggio, nella politica non è molto ben digerita ed ha una immagine completamene travisata), si sono resi conto di quando i piccoli comuni potessero guadagnare da insediamenti rurali basati sulle logiche e soprattutto sull’etica degli eco villaggi.

I Sindaci si sono resi conto (almeno una parte di loro, con i quali poi siamo rimasti in contatto, ne sono certo) che solo nell’eco villaggio, anche senza eccedere in attività di decrescita più o meno felice, si possono realizzare quei risparmi energetici e quegli stili di vita virtuosi che, purtroppo, la cd società civile è ben lungi dal perseguire.

Ci sono visioni limitanti che impediscono la diffusione degli eco villaggi?

Alfredo Camozzi, Presidente della Rete Italiana Villaggi Ecologici, intervendo ad un incontro sul presente e futuro degli ecovillaggi in italia, ha messo l'accento sull'aspetto della comunità, mettendo in subordine gli aspetti legati all'ecologia, cito testualmente:

"[L’eco villaggio è tale] non se ci sono i muri realizzati in bioedilizia, non se c’è l’impianto di fitodepurazione, non se c’è la compost toilet, non se c’è la produzione autonoma di energia. L’eco villaggio è tale perché sono gli uomini che lo abitano che creano l’eco villaggio … Il primo eco villaggio è quello solidale, di rispetto e di cooperazione che si costruisce dentro la comunità."

In pratica è come se il Presidente della Associazione Vegetariani invitasse a mangiare carne.

Sia chiaro che sono d’accordo con lo spirito che anima l’intervento per ciò che riguarda il richiamo ai valori (solidarietà, rispetto, cooperazione, ecc.) e con l’apologia della comunità. L’eco villaggio è però un’altra cosa.

Secondo Camozzi l’eco villaggio è semplicemente un villaggio sia pure gestito da una comunità. L’eco non lo interessa. D’altra parte non fa che proiettare su tutti gli altri la realtà della sua comunità di Bagnaia che appunto non è un eco villaggio.

Basta vedere la definizione di eco villaggio che si trova su wikipedia in italiano, come nella wikipedia inglese. Naturalmente non bisogna poi fossilizzarsi su una definizione, come tutte le cose, specie quelle innovative, l’articolazione dei significati è in continuo divenire, è evolutiva.

Perchè l'eco villaggio è prima di tutto ECO?

Sembra quasi una considerazione ovvia e banale, ma se un Eco villaggio non è Eco è un villaggio, non un eco villaggio, sia pure gestito con intenti sociali e comunitari. Nell'eco villaggio Madre Terra ha la priorità, quindi, prima di tutto, e prima ancora di decidere chi e come lo gestisce, l'eco villaggio è ECO.

ECO, significa mirare all’autonomia energetica, al completo riciclo dei rifiuti, al completo riciclo/depurazione delle acque, alla coltivazione, dove presente, che deve essere biologica e/o biodinamica, tutto in perfetta sintonia con l’ambiente (da cui deriva anche il concetto di Permacultura).

Cosa ostacola la diffusione degli eco villaggi in Italia?

Come diffondere gli eco villaggi in Italia? Quali costi è necessario affrontare? Come coinvolgere la politica, ed in particolare gli Enti Locali?

Se si trova una risposta a queste domande è più facile comprendere come mai in Italia ci sono così pochi eco villaggi rispetto agli altri paesi.

Una ragione importante che ci differenzia da tutti i paesi del mondo cd occidentale, ad eccezione del Giappone, è il costo dei terreni.

Negli USA ci sono molti luoghi dove puoi metterti a costruire senza pagare nulla per il terreno basta scegliere una zona un po’ desertica, lontana dalle grandi città, gli USA sono il paese delle grandi praterie, della “frontiera”, l’Italia no. In Italia un terreno agricolo, in buone condizioni, fertile, non troppo lontano dai fruitori dei servizi dell’eco villaggio, ha un costo minimo di 1 euro per metro quadro, fino anche a 8-10 euro per metro quadro, per non parlare del terreno rurale edificabile, che ha costi cha variano da un minimo di 80-100 euro al metro quadrato fino ad arrivare a valori dieci volte superiori. Questo impedisce di costruire delle case usando esclusivamente materiali di risulta (come succede negli USA) praticamente a costo zero.

La costruzione di un eco villaggio, che per rimanere nei canoni della bioedilizia e del risparmio energetico, richiede l’impiego di materiali pregiati e relativamente costosi, parte quindi da una spesa per il terreno non indifferente, che è il primo vero ostacolo da risolvere.

Negli altri paesi europei come Gran Bretagna, Francia, Germania e Irlanda, la situazione non è favorevole come negli USA, ma è molto più favorevole rispetto all’Italia. Messi come noi ci sono solo, nell’ordine, Lussemburgo, Belgio e Olanda, nazioni dove infatti, non ostante la mentalità molto più aperta della nostra, non troviamo così tanti eco villaggi.

L'eco villaggio è un mezzo per abitare in campagna con un piccolo investimento di capitale? La qualità Ecologica non costa?

Una parte delle persone che aspira ad avere una casa in un eco villaggio è spinta dal fatto che così abiterà in campagna, avrà una casa indipendente, userà come materiali legno e paglia, e spenderà pochi soldi.

Invece una casa che rispetti i criteri di costruzione eco sostenibili, che abbia un buon rendimento energetico e che sia realizzata in bioedilizia costa più di una casa tradizionale.

Per fare un esempio a parità degli altri fattori, con impianti di media qualità, una casa realizzata in calcestruzzo può arrivare anche a 900-1.000 euro al metro quadro, mentre per una casa in legno si va da 1.800 in su.

Ho avuto modo in un paio di occasioni di parlare con Jacopo Fo, che sta sviluppando su 300 ettari un eco villaggio in Umbria, che in pratica è l’unico vero ECO villaggio che si sta realizzando in Italia. Lui ha fatto i conti con una media di 2.400 euro al metro quadrato perché ha scelto, giustamente, materiali eco compatibili, una realizzazione in bioedilizia e, da buon conoscitore delle problematiche energetiche, nonché avente all’attivo oltre un migliaio di progetti, una casa relativamente “passiva”, o comunque con un indice di dispersione energetica molto basso. Poi ci sono le proprietà condominiali che fanno salire il prezzo di qualche centinaio di euro (rispetto ai 1.800 di partenza).

è possibile raggiungere una totale autonomia agricola??

L’agricoltura dell'eco villaggio non può essere assolutamente autarchica. Molti nostri vicini di casa (noi viviamo in campagna, nelle colline fra Cesena e Rimini) sono coltivatori diretti e fanno agricoltura biologica (in Romagna i coltivatori bio sono il 38%, è l’area più grande d’Italia).

Nessuno di essi produce tutto il possibile nelle diverse stagioni ma, sebbene in genere rifiutino di usare le serre, almeno per la produzione di primizie, sono comunque “specializzati” in alcune colture, le altre le scambiano con i colleghi. Così attraverso lo scambio fra diverse fattorie biologiche, tutti hanno a disposizione un set di ortaggi e di frutta abbastanza ampio da fare concorrenza ai supermercati.

Anche il discorso serre va ridimensionato, perché ci sono produzioni che richiedono un’area protetta anche se coltivate nella loro stagione. Non dobbiamo avere quindi un rifiuto pregiudiziale sulle serre dove serra è uguale ad alterazione dei cicli della natura, perché non è sempre così.

Infine va considerato che non dobbiamo precludere l'accesso ai vantaggi di un eco villaggio a chi desidera realizzare una agricoltura di sussistenza (ossia solo per l'alimentazione del proprio gruppo sociale e non per la vendita).

Per realizzare un eco villaggio bisogna costituire una impresa agricola?

Se non si attivano con il comune di residenza, percorsi specifici per la costituzione di un Eco villaggio, in considerazione dei vantaggi sul piano economico paesistico ed energetico che otterrebbe, non è possibile avviare una attività agricola di pura sussistenza.

La legge prescrive infatti che solo l'imprenditore agricolo (e quindi la società agricola) possa fare investimenti, costruire ed avviare attività collaterali su terreno agricolo. Il che significa che almeno il 51% dei proventi del fondo agricolo (e quindi della società agricola) siano derivanti dalla vendita di "prodotti agricoli".

Ciò precluderebbe a chi desidera investire nelle aree rurali la possibilità di realizzare un eco villaggio, se non ha costituito, o non intende farlo, una società agricola (indipendentemente dalla forma, se cooperativa, a responsabilità limitata, ecc.).

Da qui è nata l'idea di realizzare il "pacchetto sindaci".